Un’esperienza tra libertà e responsabilità

Il caso di Gummy Industries

Nel nostro viaggio tra le tendenze del mondo del lavoro che sta cambiando, scorgiamo anche fenomeni che forse rimarranno per sempre “di nicchia” ma che segnalano ugualmente che qualcosa si sta rompendo e da quelle crepe entra la luce.

Cosa si sta rompendo? Potrei essere prosaica, ma non sarà necessario. Si stanno rompendo i lavoratori, in un certo senso, e dalle crepe ne sta uscendo la consapevolezza. Lavorare è necessario ma, senza sminuire il carico di senso che porta con sé, altre attività che si possono fare nelle pause dal lavoro sono anche meglio. Per alcuni tipi di lavoro in particolare, come quelli cosiddetti “creativi”, viaggiare, fare esperienze, conoscere persone… in estrema sintesi “vivere”, fa parte della formazione, per così dire, obbligatoria.

Da qui, ma non solo, nasce la politica aziendale detta delle “ferie infinite” messa in atto già da alcuni anni dalla brescianissima agenzia di comunicazione Gummy Industries. A parole “è facilissimo” come spiega Alessandro Mininno, tra i fondatori dell’agenzia, rispondendo a un influencer che gli chiede come funziona. “I dipendenti possono prendere ferie quando, quanto e come vogliono – cioè tecnicamente hanno un congedo permanente, illimitato e retribuito – a patto che non facciano fallire i progetti esistenti”. Quindi, sintetizza, si tratta di bilanciare libertà e responsabilità, che è in ogni caso la filosofia che utilizzano per tutta la gestione aziendale*. Tra gli obiettivi dei fondatori: realizzare un’impresa in cui loro stessi – da dipendenti – avrebbero voluto lavorare.

Così ci sono dipendenti che pianificano un viaggio di due mesi negli USA lavorando, cioè organizzandosi le giornate di in modo da garantire lo sviluppo dei progetti di sua competenza e nel frattempo spostarsi, visitare, studiare l’inglese e realizzare questo sogno di visitare gli Stati Uniti in treno. Ci sono anche dipendenti che, liberamente, decidono di non usufruire in maniera così marcata di un sistema che, a prescindere da quanto suoni allettante, non è affatto “lassista”. Sintetizza bene Laura in un video registrato questa estate: “Il pro è che hai il pieno controllo del tuo tempo. […] Il contro è che hai il pieno controllo del tuo tempo”.

Questo modello che spinge al massimo il binomio libertà/responsabilità è esportabile su altre realtà? A mio avviso sarà il punto di atterraggio di molti processi di progressiva flessibilità di atto in diverse aziende, ma i tempi e i modi in cui si si arriverà potranno cambiare e anche di molto in base a dimensione, settore, cultura aziendale e altri micro e macro fattori. Certamente non arriverà mai ad essere applicabile a quei moltissimi ruoli e settori per cui anche solo lo smart working è stato impossibile anche piena pandemia. Ma come si potrà concedere “più vita” anche a quei lavoratori e lavoratrici per cui il lavoro è vincolato – anche – ad un luogo e un orario?

 

*Gummy Industries ha un’organizzazione divisa per “cucine”: a differenza della gran parte delle agenzie, non è divisa per “funzione” (grafici, copywriter, ADV ecc.), ma in piccole sub-agenzie autonome con ciascuna un proprio chief che guida a sua volta un team composto da un/ grafico/a, un/a copywriter ecc.