Il 20 e 21 febbraio 2021 si è tenuta, purtroppo in modalità on line, la seconda sessione del Congresso nazionale delle Acli sul tema “Più eguali. Viviamo il presente, costruiamo il domani”.

Le Acli bresciane vi hanno partecipato nella consapevolezza che il tempo che stiamo vivendo richiede profondi cambiamenti a partire da noi stessi e dalle situazioni sociali nelle quali operiamo. La congiuntura storica e ambientale nella quale ci troviamo, aggravata dalla pandemia, indica il fallimento dei miti del progresso e la necessità di costruire nuovi equilibri, livelli di consapevolezza e responsabilità diffusa. Questa situazione globale, unitamente alle sfide legate alle incertezze economiche e alle pesanti trasformazioni legate al mondo del lavoro, indicano che siamo di fronte ad un passaggio storico che ha bisogno di coraggiosi “salti di paradigma” per fare in modo che la crisi coincida con un’opportunità di rigenerazione.

Le Acli bresciane, insieme a molti altri territori, hanno sostenuto, in sede di Congresso nazionale, alcune priorità politico-programmatiche, nell’auspicio di uscire dalla deriva congressuale che ha spinto il dibattito associativo su divisive logiche di potere, che non abbiamo né compreso né condiviso. Purtroppo queste logiche hanno condotto il surreale dibattito congressuale a una contrapposizione forzata, che ha portato il Presidente uscente Roberto Rossini a chiedere di non essere votato, per le modalità del percorso congressuale non condivise e non pienamente rispettose del processo democratico interno.

I delegati bresciani hanno condiviso questa scelta, così come è stata motivata dal Consiglio provinciale all’indomani del Congresso, nella nota che riportiamo di seguito. In questi anni, anche grazie al generoso e competente impegno di Roberto Rossini come Presidente nazionale, le Acli hanno presidiato temi decisivi dell’agenda politica, dalla povertà alle migrazioni, dal lavoro alla formazione professionale, dal fisco alla previdenza, dalla cittadinanza alla riforma delle istituzioni.

Le sfide rispetto alle quali ridefinire il nostro posizionamento politico ora riguarderanno anche questioni cruciali come quella ambientale, quella giovanile e intergenerazionale, quella demografica e di genere, quella del modello di sviluppo economico-sociale (e dunque degli stili di vita e della salute). Sono terreni sui quali si giocherà la lotta contro le disuguaglianze, contro ogni discriminazione e ogni estremismo.

Il nostro posizionamento è ispirato dalla Laudato sì e si traduce nel vivere la fraternità e la vicinanza agli ultimi. Il nostro accreditamento (con la Chiesa e gli altri soggetti religiosi; con la politica e i soggetti politici; con l’associazionismo, i sindacati e i soggetti economici) dovrà giocarsi proprio a partire da questi temi, che costituiscono il vero terreno di confronto per chi come noi vorrà rappresentarsi come soggetto credibile d’interlocuzione.

Il Congresso è ancora aperto relativamente ai temi da proporre all’agenda del gruppo dirigente guidato dal nuovo presidente Emiliano Manfredonia. La sfida da raccogliere sta nella scelta fra conservazione o rinnovamento, ma soprattutto fra rigenerazione o degenerazione, fra la capacità di autoriformarci o la sconfitta rispetto ai “grandi compiti” a cui siamo chiamati in questa particolarissima congiuntura storica.

La degenerazione è il rischio che corrono le organizzazioni che volgono lo sguardo al loro interno anziché al mondo esterno, privilegiando comportamenti di chiusura e autoconservazione. Atteggiamenti che privilegiano la dimensione del potere, dello status e del ruolo in una prospettiva di “professionismo associativo a vita”.

Le Acli sono chiamate a un cambiamento strutturale anche al fine di evitare l’affermarsi di una vulgata meramente orientata alla difesa delle rendite di posizione che rappresentano semplicemente l’altra faccia del populismo. Un processo di autoriforma deve invece poggiare su solide fondamenta etiche che prefigurano un rapporto a termine nella rappresentanza e negli incarichi apicali e nell’affermazione, dall’altra, di uno spirito di rinnovato servizio all’associazione e al movimento. Il futuro dell’esperienza aclista risiede nella volontà di rigenerare l’associazione partendo dalla capacità di ascoltare, accogliere, interpretare e organizzare i nuovi bisogni sociali, per tradurli in servizi sempre più innovativi, efficienti e competitivi.

 

Nota del Consiglio Provinciale delle Acli bresciane del 22 febbraio 2021

Le Acli bresciane ringraziano Roberto Rossini per questi cinque anni di impegno come presidente nazionale. In particolare sottolineano il grande lavoro svolto sia per rafforzare il profilo culturale, politico e istituzionale del movimento, sempre teso alla difesa dei più deboli, sia per ridare ordine interno alla struttura organizzativa aggravata da una pesante situazione finanziaria. Per questo è doveroso ringraziare anche la preziosa e qualificata opera svolta da Martino Troncatti come vicepresidente delegato del Patronato Acli e di Caf Acli. È proprio a fronte di questi risultati, unanimemente condivisi e riconosciuti, che ci pare incomprensibile e non condivisibile l’azione svolta da oltre un anno da un gruppo dirigenziale nazionale finalizzata a cercare a tutti i costi un consenso auto conservativo, rifiutando alcun tipo di mediazione propositiva che garantisse una transizione più ordinata e aperta alla rigenerazione di cui le Acli hanno bisogno. Non è così che si sceglie una classe dirigente. Le Acli bresciane hanno perciò condiviso e sostenuto la richiesta di Roberto Rossini, espressa durante il Congresso, di non essere votato in questa modalità, ritenuta non idonea per l’elezione di un presidente nazionale e certamente non rispettosa del processo democratico, in quanto è stata di fatto negata la piena partecipazione delle Acli di Trento e Bolzano, con le quali siamo stati e siamo solidali, insieme a molti altri significativi territori di tutta Italia. Ci sembra necessario e urgente che il livello nazionale delle Acli si impegni per una radicale autoriforma complessiva, in particolare relativamente al ruolo e all’impiego dei dirigenti nazionali, ai meccanismi democratici di selezione degli stessi e alla rappresentatività dei territori, per evitare che le dinamiche di potere possano ancora continuare a prevalere sullo spirito di volontariato e di servizio che caratterizza la nostra Associazione e sulla necessità di una maggiore sussidiarietà e sostenibilità.